Dirruhorn - Traversata dall'Alphubel al Dirruhorn per il Dom e la Nadelgrat
Vai alla scheda della gitaNon tutte le salite sono uguali: alcune sono il frutto di un'idea estemporanea, altre di una lunga cova e di una serie di stelle che si allineano. Le mie preferite sono quelle sognate e desiderate per lungo tempo prima che si realizzino. La traversata dei Mischabel e' un'idea che ho iniziato a cullare quando ho visto per la prima volta "sur le fil des 4000", con timore reverenziale per il triste finale del documentario. L'allineamento delle stelle e' finalmente arrivato con la traversata di Teodoro, e quindi l'occasione va colta al volo. Salgo a Mittelallalin e inizio da solo il traverso dell'Alphubel per il nostro appuntamento al Mischabeljochbiwak che raggiungo all'inizio di una fitta nevicata. Teo ha rimesso in ordine e ripulito tutto il bivacco, e ci prepariamo leggendo le relazioni che abbondano nel nostro nido d'aquila, ma al suono della sveglia il Taschhorn non si vede ed intorno a noi e' tutto patagonicamente incrostato di neve inconsistente. Torniamo a dormire, e in mattinata il cielo si apre e il sole inizia a fare il suo dovere, almeno sul Taschhorn. Lentamente il bivacco si riempie, c'e' un discreto casino e dormire non e' facilissimo. 2:30: suona la sveglia. Con studiata lentezza partiamo in stile "solo together" e in breve guadagnamo la vetta del Taschhorn. Qui ci leghiamo, pensando a Patrick Berhault, e attacchiamo la cresta piu' spaventosa che abbia mai affrontato. L'esposizione e' massima, la roccia o liscia e coperta di neve inconsistente o marcissima e mista a terra. Ci abbracciamo in cima al Dom e iniziamo a correre giu' per la normale per arrivare all'attacco della cresta della Lenzspitze. Qui raggiungiamo Jan, una guida polacca con il suo cliente (che abbiamo deciso che si chiama Robin, ma non abbiamo verificato), che sta facendo il nostro stesso giro. La qualita' della roccia migliora incredibilmente e iniziamo a correre. In breve siamo in testa e raggiungiamo la vetta e poi, dopo una serie di torri e gendarmi, il Nadelhorn. Il vento e' stato spietato per tutta la giornata e decidiamo di abbassarci di quota per bivaccare. Aspettiamo Jan e Robin per salutarli, poi corriamo giu' per la normale del Nadelhorn fino a dove la traccia abbandona il ghiacciaio. Con le prime luci facciamo colazione e prepariamo uno zaino leggero, lasciando tutto quello che non ci serve in un angolo della nostra piazzola dentro un sacco a pelo. Stranamente le gambe non sembrano accusare la giornata precedente (anche se ci sentiamo belli fiacchi) e, in un'ora e mezzo scarsa, siamo di nuovo al Nadelhorn. Poco prima dello Stecknadelhorn vediamo la burrascosa piazzola usa e getta (un pezzetto di cresta nevosa spianato e protetto con 4 sassi) del bivacco di Jan e Robin, e avanziamo decisi verso l'Hohberghorn e infine raggiungiamo il terroso Dirruhorn. Vediamo i nostri due amici poco avanti a noi che proseguono sulla cresta per scendere senza tornare indietro sullo stesso itinerario. Decidiamo di mettere via la corda per rientrare piu' agili e veloci, rilegandoci solo dopo aver raggiunto lo Stecknadelhorn. Dopo un ottimo Rosti alla Mischabelhutte, prendiamo il sentiero interminabile che ci riporta a Saas Grund, che si sa, mentre ti avvicini si sposta, come i rifugi...