Sergent - Fessura della disperazione



"E' stato un bel colpo per tutti la fessura della disperazione, sotto qualsiasi punto la si voglia guardare. E' stata una roba veramente estrema per quel momento perche' comunque le fessure non erano salite in libera a quei tempi. Probabilmente se quella fessura li' fosse stata piu' facilmente chiodabile l'avremmo salita in artificiale" Roberto Bonelli "Gli amici si vedono nel momento della disperazione" Jacopo "Macche' trad! Noi la chiamiamo arrampicata tard" Un ragazzo alla base della parete del sergent Beh, che dire... per la prima volta ci troviamo davanti a una offwidth. Dopo aver ripreso confidenza sul granito granparadisiaco con un cocktail di vie alla torre d'aimonin, siamo pronti a metterci alla prova. La fessura è lungamente preceduta dalla sua fama: questo non ci sfugge, e durante la notte facciamo una discreta fatica a dormire. Alla mattina il dado è tratto: rattle snake, la nostra alternativa è scartata... dopotutto chi si farebbe una notte praticamente insonne per non andare neanche a vedere da vicino il motivo di tanta agitazione? Arriviamo alla base della parete. Jacopo, in evidente stato confusionale, si aggira nervoso nei pressi dell'attacco. Per tranquillizzarlo, lo faccio partire sul primo tiro. Trenta metri dopo (dire sopra sarebbe improprio per una via che fa circa 100 metri di sviluppo e 50 di dislivello) Jacopo contempla un enorme masso appoggiato che minaccia la sosta. Un passo in artificiale e può avvinghiarsi a due rugginosi fix sano e salvo. Ora tocca a me passare sul tiro chiave. Decido, toppando brutalmente, di provare esterno. dopo 3 movimenti mi appendo vergognosamente e proseguo a piccole dosi fin dove la fessura si impenna. Qui tutto diventa più facile, anche se la posizione non è esattamente amichevole per i genitali. In breve arrivo al punto in cui la fessura si fa verticale. Metto 2 ottimi friend e mi preparo a lanciare il nostro unico 6 a Jacopo sulla corda che non ho più rinviato dopo il tratto orizzontale. Atto III: Jacopo attacca la fessura verticale. Continua a scivolare ma fa più strada in su che in giù. Si infila nel camino e qui inizia una lunga lunga epopea che terminerà circa un'ora dopo, quando si deciderà ad uscirne con in mano il bordo in dülfer. I nostri complimenti vanno a Galante, Bonelli e Lenzi non tanto per la difficoltà dell'itinerario che hanno aperto, quanto per il coraggio con cui hanno affrontato questa salita senza i mezzi che abbiamo oggi che la rendono abordabile per qualsiasi arrampicatore che abbia un po' di esperienza nel proteggersi. Gran via.